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politica interna
22 febbraio 2009
Condizione e destino dei liberali
E' una condizione esistenziale più che politica. Il destino è spesso quello della solitudine, in senso politico, perché sul piano umano siamo con la nostra tolleranza e la nostra ampiezza di vedute sempre appetibili intellettualmente.

Non ho scritto per mesi e c'è un perché, a prescindere da vicissutidini mie.

Siamo tornati nel regime conclamato del Cavaliere. Paradossalmente c'era anche prima, quando al governo c'era Prodi.

Un liberale ha a cuore le libertà minime. Il Cav. se ne fa beffa. Continua a manipolare i media, prima e dopo le elezioni.
Prima delle elezioni sembrava che il paese fosse preda di banditi, ostaggio di delinquenti. (E mi astengo dallo spiegare a chi non sa come con i media si creano bisogni e quindi è possibile creare anche il bisogno di sicurezza)

Oggi ci divertiamo a leggere di rapine, omicidi, stupri in tutta Italia, e per fortuna non nella mia Napoli, eppure non credo che stiamo oggi peggio di ieri, o ieri meglio di oggi.
Credo che la sicurezza in Italia sia comunque medioalta.

Il Cav. continua a dichiararsi liberale ma continua a non fare cose liberali, anzi è quasi sovietizzante.
Alitalia è la dimostrazione. Come caricare sulle spalle dello stato il debito di una s.p.a. quando il mercato aveva trovato un soggetto privato che rilevasse l'azienda con tutti i debiti. Chiaro esempio di manovra parasovietica.

Englaro.
Un liberale vive con un dogma fondamentale. Nella vita degli altri non entro e faccio in modo che non si entri. Che siano corna, che siano soldi, che sia l'aborto, che sia la scelta di vivere o morire, il liberale non decide per la vita degli altri. Il che non vuol dire che non abbia un proprio valore od una propria idea in merito. Semplicemente non la impone perché si tratta di una dimensione esclusivamente privata.

Perché riprendo a scrivere? Perché sta ricomnciando a farmi montare la nausea. Lui, la sua ignoranza becera, la sua fedina penale unta e bisunta, ( si badi bene non macchiata, perché è un santarellino), la sua filosofia di vita fondata sul consumo di beni, sul possedere, sulle battute di dubbio gusto, sull'omofobia e sul disprezzo delle donne.
Solo noi Italiani siamo in grado di ritenere cotanto uomo degno di rappresentarci e di governarci,
Perché siamo piccolo-borghesi, pecorecci, come lui. Attaccati all'orticello di casa.

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10 giugno 2008
Schizofrenìe.......(dagli immigrati a Donadoni)
1) Gli extracomunitari che entrano nel nostro paese illegalmente dovrebbero essere, secondo quei galantuomini della Lega, criminali ipso facto, per il sol fatto di aver messo piede in terra italica.
Se ne sono dette di tutti i colori, alcune buone altre meno buone.
Sicuramente è buona l'idea che evidenzia la natura criminogena della norma, crea criminali dal nulla.
E, se così è, intasa carceri e tribunali e costituisce un costo per la finanza pubblica.
Non è buona la constatazione che in altri paesi fanno peggio o uguale, dovremmo ammettere che in fin dei conti che qualunque immondezza compiuta da altri può essere emulata da noi altri.

Non è stata detta una cosa banale.
Il presupposto per tipizzare un reato è, tra gli altri, la concreta attuabilità del precetto di divieto a mezzo di una conoscibilità dello stesso divieto da parte di tutti i destinatari. In soldoni, i soggetti devono sapere a monte, e lo devon poter oggettivamente fare, non solo in termini di volerlo fare, quindi, che un tal comportamento costituisce reato. Se non si consente ai consociati di conoscere quali sono i fatti-reato e quali no non si può chiedere loro di rispettare le norme.

Domanda con risposta implicita.

Ma quei disgraziati che dal cuore dell'Africa si affidano a trafficanti di uomini in cambio di sogni di vita banali, un lavoro, una casa, spesso un'alimentazione regolare, o qualche vaccinazione per non morire di morbillo, che ne possono sapere del codice penale italiano, soprattutto che ne possono sapere che è criminale il sol fatto di aver messo piede in un paese senza passaporto?

Che senso ha metterli in galera, per non ammettere un'incapacità dello Stato a rispedirli al mittente?

2) Perché non appena la destra va al governo non si può fare a meno di fare le crociate morali contro la prostituzione, minacciando finanche la galera?

Domanda con risposta implicita.

Ma in un paese con un'economia oligopolistica, senza concorrenza, senza investimenti privati, con una spesa pubblica inefficace e inefficiente, con una criminalità organizzata che mantiene con il riciclaggio i mercati finanziari e condiziona lo sviluppo economico sano del paese, dove avere l'automobile sta diventando un lusso e tra poco anche gli autovelox saranno inutili perché la gente va piano per non consumare benzina, sono gli extracomunitari e le prostitute, o l'aborto, le priorità da risolvere?

3) Venendo all'aspetto ludico.
Ma qualcuno mi sa spiegare perché Grosso, De Rossi, Perrotta, Del Piero e Chiellini stanno in panchina, mentre  cadaveri e giocatori spaesati come Ambrosini, Gattuso, Materazzi, Zambrotta, Panucci, Di Natale stanno in campo?
Si può mettere sulle fasce Zambrotta e Panucci insieme, che totalizzano più di 70 anni in due?
Ambrisini e Gattuso a che titolo, vista l'annata disastrosa nel Milan, sono titolari?
E' normale rinunciare ad un fuoriclasse, Del Piero, per giunta in forma, per un giocatore forte, Di Natale, che non ha esperienza in campo internazionale, in una squadra che è orfana di leader in campo?
E Barzagli? Ne vogliamo parlare, lento e dormiente, anche lui non certo reduce da un'annata spettacolare?

Qando la logica diventa opinabile i rusultati sono drammatici
POLITICA
20 maggio 2008
Liquidiamo il caso Travaglio e del servizio pubblico
Allora, quel che è successo lo sapete, Travaglio ha reso note le frequentazioni di Schifani, seconda carica dello stato, con persone in odore di mafia, documentandole. Pochi post qua sotto l'avevo preannunciato io, che qualche giornale lo leggo e non certo di quelli a tiratura popolare.

La polemica è profondamente illiberale, indemocratica, farebbe rabbrividire qualunque americano, (visto che abbiamo tanto a cuore come termine di riferimento liberale la democrazia statunitense).

Vi spiego subito.
Il servizio pubblico ha il dovere di informare su fatti di rilevanza nazionale i cittadini, perché questi siano soddisfatti nel diritto ad essere informati, e parliamo giustappunto di libertà costituzionali.

E che Schifani sia persona le cui frequentazioni assumano rilevanza politica è fuori discussione, posto che si tratta del Presidente del Senato, ossia fa le veci del Presidente della Repubblica, che è un galantuomo, in sua assenza.

Ergo, il servizio pubblico ha il dovere di occuparsi di Schifani.

I giornalisti hanno il diritto dovere di informare su fatti di rilevanza pubblica, secondo la diversa platea cui si rivolgono, e di documentare ciò che dicono affinché dimostrino la veridicità delle loro asserzioni. Se dicono cose non veritiere ne rispondono in tribunale, ma nessuno può aprioristicamente impedire loro di parlare senza consentire di provare che quanto da loro sostenuto sia vero. E' censura, altrimenti.

Travaglio ha fatto semplicemente questo.

E' giusto che gli italiani sappiano di chi li governa, è giusto che Travaglio provi ciò che dice ed eventualmente risponda delle falsità in tribunale, è fondamentale per la democrazia che a mezzo del giornalismo i cittadini possano controllare l'operato della classe politica.

Tutto il resto è censura, di destra, di sinistra, tutti abbacchiati per difendere la casta.

E chi sostiene il contrario non si dica liberale.



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15 maggio 2008
periodo di movimenti....
sono poco presente, il tempo che ho passato sul blog lo impiegato a fare lavori di manutenzione straordinaria, diciamo così, eppure di materiale ce ne sarebbe...per ora vi saluto da quel di Roma dove sono stato per lavoro e sarò fino a sabato mattina.....



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DIARI
7 maggio 2008
Stasera...
mi sono sentito tanto l'avvocato Guerrieri di Carofiglio dinanzi ad una sua cliente piacente e compiacente,.......solo più professionale....non pensate a male!!!!!!!



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POLITICA
6 maggio 2008
Orgoglioso
ancora una volta di non aver mai votato la destra italiana....
Se penso ale parole di Fini sulla comparazione di gravità tra l'incendio delle bandiere e il morto ammazzato dai naziskin provo nausea, schifo e vergogna. Per i familiari della vittima, per l'Italia, che si deve sorbire un uomo di tale bestialità come Presidente della Camera. Io chiederei le dimissioni.
Semel fascista semper fascista, ma che si sappia che qui si vigila e non solo qui...



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POLITICA
30 aprile 2008
Camera e Senato (i Presidenti)
 Comincio da Fini. A me fa tenerezza.
Ha abiurato tutto l'abiurabile per governare e il suo ancestrale sentimento di autorità e prestigio dove lo porta? Dove lo conduce la voglia di legittimare le sue pretese di potere? A fare il Presidente della Camera.
Ora, siamo seri, il Presidente della Camera di solito lo fanno politici senza possibilità di svolgere un ruolo di parte determinante, ma ai quali, per l'onorata carriera, si concede di rivestire un ruolo super partes. A memoria di Repubblica i presidenti delle Camera, dopo, sono usciti sempre un po' svuotati come peso politico, proprio perché durante la legislatura sono imbavagliati dalla carica che ricoprono, che impone un contegno istituzionale.
Perché non ha chiesto un ministero di peso? Per far vedere quanto può legittimamente aspirare alla successione al Re?
Ha contezza che, pur acquistando un prestigio istituzionale, rischia di perdere peso politico specifico?
La risposta per me può essere una sola. Fini è in fondo affetto da una sindrome psichica, come D'Alema, dalla politica loro cercano più la soluzione alle loro tare ataviche che la possibilità di rendersi utili alla nazione, pur avendone le capacità.
Fini ha la smania di arrivare, in conflitto con  il passato fascista che lo rende insicuro. Per questo accetta sempre, alla fine, un ruolo da comprimario, da delfino, mai da protagonista.
D'Alema è un narcisista, lui deve solo compiacersi e usa la politica per sedare questa esigenza.
Credo che come loro non vi sia nessuno in Italia.


Schifani. Sì, d'accordo, ha fatto un discorso equilibrato, ma l'uomo non è discutibile, ma di più. Cercate su Google e vedrete un po' quest'uomo quanto sia poco presentabile per essere la seconda carica dello Stato. E piuttosto rappresenta il sigillo di cera lacca di Berlusconi sull'andazzo della legislatura. E' uomo non di fiducia, di più, e per tutta una certa Sicilia.



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23 aprile 2008
Primo effetto per le tasche dei contribuenti del Cav.
Premessa. Questo blog spera davvero che in cinque anni il Nano arcoriano risollevi questo paese, perché siamo talmente messi male che o ci riprendiamo o diventiamo terzomondo, seppure solo limitrofi.

E però, passerò un bel po' di tempo a criticare e mettere in luce le nefandezze che compiranno sul piano squisitamente politico, soprattutto sul tema a me caro del liberalesimo, perché a mio avviso nel PdL i liberali sono tre e pure conservatori, quindi fermi a fine '800. Mentre prevalgono in concreto istanze populiste che danno ai cittadini le risposte che questi desiderano e non quelle di cui avrebbero bisogno.

Inizio con Alitalia. Le guasconate del Cav. hanno dato forza ai sindacati, privato di autorità nella trattative il governo Prodi e messo in fuga AirFrance.
Risultato: 300 milioni di euro passano dal bilancio dello Stato nelle casse di Alitalia che altrimenti verrebbe privata per illiquidità delle autorizzazioni al volo.
Chi li pagherà? Io, noi, e voi elettori del CAV. che risparmierete 40 euro al mese di ICI per vedervi derubare in altro modo per turare le falle. Che poi fosse una ristrutturazione di Alitalia direi, vabbè, paghiamo anche 500 milioni, ma siccome la nostra compagnia di bandiera è un pozzo senza fondo e tutto finisce nella ordinaria amministrazione....fate voi..



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POLITICA
21 aprile 2008
Sul voto a Roma città...
poche parole, Rutelli è Rutelli, lo vorrei fuori dal PD subito, perché è senza spina dorsale come politico.
Però.
Alemanno, tutta la mia stima per la coerenza, resta uno di quelli che preferisco a destra, però:

È stato arrestato diverse volte.
 1) nel novembre
1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. (Ansa, 20/11/1981)
2) Nel
1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia. (Ansa, 15/05/1988)
3)Il
29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d'America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. Verrà poi prosciolto (Ansa 29 e 30/05/1989).

Turatevi il naso, tappatevi le orecchie, bendatevi gli occhi e votate Rutelli. Meglio l'incompetenza politica che i mazzieri fascisti.....



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POLITICA
19 aprile 2008
Il voto, parte II, sulla legge elettorale
Il risultato elettorale ha dimostrato, per l'esclusione di gran parte di forze politiche che pure superano il milione di voti dal Parlamento, l'incostituzionalità della legge elettorale.

Il discorso è semplice. In Italia, vigendo come forma di stato la repubblica parlamentare, le elezioni devono esprimere il rinnovamento del Parlamento. Ed essendo una democrazia rappresentativa sarebbe giusto che dal parlamento stesso non venissero tagliate fuori formazioni che vantano un certo credito elettorale.

Così non è. Questa legge elettorale mira all'elezione diretta del Premier, con il meccanismo delle coalizioni e non al rinnovo delle Camere.
 Inoltre, come il sottoscritto ripete da anni, questo proporzionale puro con premio di maggioranza e meccanismo di coalizione, è nulla più che un maggioritario secco ad un turno con premio di maggioranza, senza recupero proporzionale delle forze minori.
Ossia un mostro giuridico senza eguali nelle democrazie evolute.

Il risultato è che il meccanismo rappresentativo tipico del proporzionale, seppure correggibile con le soglie di sbarramento, è svuotato dall' antinomico fenomeno della coalizione, con l'aggregazione di più partiti ai fini dell'assegnazione del premio di maggioranza.
In sostanza la legge vorrebbe dare voce a tutti, proporzionale, ma in realtà crea le condizioni perché solo i grandi parlino e i piccoli addirittura scompaiano.
Effetto che si avrebbe solo con il maggioritario secco.
Varrebbe la pena di farlo notare a tutti i capetti dei partitini che si sono opposti alla modifica di questa legge elettorale, ritenendola più sicura per i propri interessi.

Il sottoscritto, da umile osservatore ribadisce la propria idea.
Maggioritario a doppio turno, con recupero proporzionale del 25%, tra le forze politiche che non partecipano al ballottaggio, ed in questo caso, qualora il partito con più seggi non abbia la maggioranza assoluta, riconoscere un premio di maggioranza.

Si ottiene governabilità e rappresentatività.

Anche a riprova che le leggi non si fanno per interessi indivuduali e concreti, ma generali ed astratti, quindi non per vincere l'elezione prossima alla legge stessa, bensì per raggiungere obiettivi ed esprimere scelte di valore.
POLITICA
15 aprile 2008
Il voto, parte I
Comincio dallo schieramento a me vicino, la parte riformista, il PD, con qualche cioccolatino all'arsenico per la sinistra radicale.

Si sapeva che avremmo perso. Il PD è giovane, ha pochi mesi, non poteva competere nella sfida contro Forza Italia e AN, più la Lega, ma ciò nonostante ha conseguito un successo importante da non sottovalutare e da capitalizzare, con il proseguimento di un processo culturale che miri a creare un senso di appartenenza ad idee riformiste.

Perché un successo? Perché il PD ha ottenuto due milioni di voti in più, più o meno dell'Unione, e ancora di più se si pensa alla somma dei partiti che l'hanno costituito, DS e Margherita.

Perché senso di appartenenza? Perché un partito popolare non può prescindere dal darsi valori di fondo comuni, nei quali l'elettorato può riconoscersi, valori in grado di far guardare al futuro con serenità. Ciò a maggior ragione se si considera che i partiti fondatori del PD hanno una tradizione culturale radicata, dove per molti, me compreso, (seppure abbia vissuto solo la coda di quella stagione, PDS-DS), incontrare uno sconosciuto e sapere che era un "compagno" voleva dire sentirsi già un po' di casa.

Il cioccolatino all'arsenico.
Da questo blog sono partite spesso invettive contro i "capetti" della sinistra radicale e non, Bertinotti, Diliberto, Pecoraro, Boselli. Invettive ora dettate da ragioni di politica pura, sul mutato scenario economico e sociale e sulla conseguente necessità di adeguarvi le categorie politiche, ora sul pessimo comportamento tenuto da questi signor NO del governo di Prodi.
Sulle categorie politiche vi invito a rileggervi se avete voglia "Ripensare le caregorie della politica",  che starà da qualche parte nel blog, al 12 febbraio.
Sul secondo punto manifesto la mia gioia per vedere questi individui fuori dal Parlamento (sebbene ciò da democratico mi rattristi perché dovuto a un legge elettorale liberticida), persone che avrebbero dovuto ringraziare a vita Romano Prodi per averli portati al governo, resi ministri e presidenti, e invece lo hanno logorato giorno dopo giorno, con le loro dichiarazioni al vetriolo, più adatti a membri dell'opposizione che a componenti di un Esecutivo.
Ma tant'è, il loro comportamento è stato punito, torneranno ai loro lavori, ad inquinare la politica su base locale. A volte l'esilio serve....
 



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sentimenti
10 aprile 2008
Capitano molte cose
 che toccano la vita mia e di chi mi sta attorno, di chi voglio bene e che non tradirei perché da loro non sarei mai tradito.
Per queste persone vorrei la felicità per se stesse e poi da condividere insieme.
Poi succede che una malattia sconfitta dal padre di chi per me è un fratello, che ho sempre avuto al mio fianco, sconfitta 10 anni fa torni a palesarsi in un posto diverso, all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno e lo faccia in modo cruento.
Non è giusto, e non perché lo sarebbe per altri, ma perché Luca è un mio alter ego, famiglie sane, oneste, che hanno faticato tanto per dare dignità e orgoglio, e valori, per migliorare, e come se ci sono riusciti, sempre nel rispetto del prossimo, una condizione di partenza senz'altro svantaggiosa rispetto a chi molto ha avuto solo per certificato di nascita e stato di famiglia.
Famiglie che meriterebbeo dalla vita ogni tanto un colpo di fortuna, oltre a quello che hanno saputo costruire solo sulle proprie forze.
Torno a pregare, ho ricominciato una quindicina di giorni fa, dopo mesi di litigio con chi forse sta lassù o forse no.
Sinceramente vorrei un miracolo...per Luca, per Enzo per la mamma di cui nella confusione emotiva che mi ritrovo non ricordo il nome........
Vaffanculo



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POLITICA
9 aprile 2008
Un voto culturale, non politico. Il mio voto
La premessa è che per me astenersi dal voto ha un senso solo in presenza di un'adesione massiccia ad una forma di protesta collettiva, per esprimere lo sdegno verso la classe politica attuale, di sinistra e di destra, e la necessità di una svolta radicale di approccio alla gestione della cosa pubblica, non essendo possibile sostituire d'un colpo una classe dirigente che ha fallito in ogni suo passo.
Altrimenti mi asterrei.
Poiché sono costretto al voto, non posso dire che farò un voto politico, dubitando fortemente nella buona fede e nella buona volontà dei candidati e, soprattutto, dei loro ameni sodali.
Avrei votato volentieri il Partito Radicale, politicamente parlando, ma stanno nel PD.

Allora, dovendo esprimere solo un voto culturale, da liberale, laico, egualitario voterò PD, perché idealmente, se fosse fatto per bene, senza quegli orribili candidati in Campania, parlando della mia esperienza di vita, sarebbe perfetto per me.

Non potrò mai votare soggetti conservatori, omofobici ( si leggano le continue gaffe sui "culattoni"), maschilisti ( si leggano le continue esternazioni del Cav. sulla donna), antiabortisti, razzisti ( qui basta la Lega e le continue associazioni verbali tra immigrati e criminali).

Sono persone che nella vita non considero per bere un caffè, mi stizziscono, non mi ci ritrovo.
Non è un giudizio su un'idea di destra, di tipo europeo, è un giudizio di valore sulla dimensione culturale della destra italiana.
Arretrata.

Certamente è forte in me la tristezza di dover ricorrere a tali artifici per giustificare un voto e non poter dire liberamente "mi fido di Tizio, piuttosto che di Caio".

In tutto questo farò il Presidente di seggio, che Dio mi assista e non mi mandi rappresentanti di lista causillici e noiosi e per fortuna, l'unica, che non ci sono le preferenze, faremo prima.



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3 aprile 2008
Tragedia greca ( Alitalia)
 Secondo uno schema classico da tragedia greca si sta consumando l'epilogo di una vicenda dai tratti sinistri per l'Italia.

L'inizio ha visto la presentazione dei personaggi, Spinetta (presunto, o meno, salvatore), Padoa Schioppa (padre scrupoloso del figlio Alitalia, secondo altri invece Cronos fagocitatore), Prodi e Berlusconi ( i nemici che scelgono nell'affidamento di Alitalia il loro campo di battaglia), i sindacati (i terzi guastatori).

C'è stata poi la parte introduttiva, tutto scorre, il salvatore si accorda col padre, i nemici mettono a repentaglio tutto, ma la situazione sembra reggere, i guastatori iniziano a tramare.

C'è poi il momento dell'ambaradàn, quando si entra nel vivo della situazione e si consuma il dramma, con la deriva della trattativa, salta il banco, i guastatori riescono nel loro intento, mettere in fuga il salvatore, l'unico, vero o presunto che sia.

Manca l'atto finale, sperando che ci sia, il Deus ex machina risolutore in nome della Giustizia che ripristina lo stato dei valori, ma sinceramente non so chi sia e non so, seppure dovesse comparire, secondo quale scala dei valori interverrà.

Il commissariamento è vicino, la liquidazione, o meglio, il fallimento è alle porte, le tasche degli italiani, soci del primo azionista di Alitalia, il Tesoro, in quanto contribuenti, tremano.



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21 marzo 2008
Alitalia, l'ennesima incongruenza dei finti liberali della destra italiana
Un liberale dovrebbe avere a cuore che il mercato, lasciato libero, decida con le sue dinamiche quali imprese siano in grado di competere, perché solo la competizione libera consente la creazione del massimo valore e della massima ricchezza, un bene per l'impresa e per lo stato dove questi effetti si producono.
Dovrebbe auspicarsi che nelle crisi industriali le soluzioni siano quelle offerte dal mercato stesso, in modo che sia il mercato a riassorbire i costi economici delle crisi aziendali, senza che questi finiscano col pesare nelle tasche dei contribuenti.
Dovrebbe volere che le banche facciano le banche, ossia si occupino degli aspetti finanziari e non economici della vita delle imprese. Cioè che le banche prestino i soldi e restino fuori dalla proprietà delle imprese, perché ciò crea situazioni malsane per la concorrenza, là dove una banca possiede un'impresa e dovrebbe anche prestare soldi ad altre, ovvero piazza uomini di fiducia nei consigli di amministrazione di imprese.

Berlusconi ha ordito l'ennesima farsa stile Mitrokhin. A pochi giorni dalla definizione della vicenda Alitalia ha inventato una finta cordata capitanata dai suoi figli, da Mister AirOne (forse), da Banca Intesa, soprattutto.

Premesso che Alitalia è uno scemio italico, frutto di politiche clientelari e corporative, fatte di contrattattazione sindacale folle, con privilegi immotivati per le categorie, sprechi nella gestione quotidiana, mancanza di politica aziendale di lunga prospettiva, con la perdita delle tratte più remunerative.
Premesso che Malpensa è un hub che può competere liberamente sul mercato, anche se costruito in un posto folle perché compete con hub del calibro di Francoforte, Parigi, Londra, Madrid, Brussel, che vantano decenni di occupazione di fette di mercato in posti più vantaggiosi per le rotte che trattano e che Roma sicuramente è meglio posizionata per il sud-est del mondo.

E' semplicemente contro tutti principi liberali dare Alitalia in mano a persone che, avvalendosi di aiuti politici, quindi senza competere sul mercato, e senza quindi garanzia che siano in grado di reggere lo sforzo industriale, agiscono con soldi delle banche e con le banche come partners, quindi vincolando le scelte industriali al volere di chi i soldi li deve riavere e decide secondo questo preciso interesse e non certo per il bene degli azionisti. Tutto anche per cercare di salvare un hub che ha mostrato la corda per Alitalia, proprio perché non ha funzionato mai come hub verso il mondo, ma sempre come aeroporto di transito verso gli hub prima citati, con lievitazione dei costi per gli utenti.

Alitalia deve andare in mano a chi i soldi li intende spendere di tasca propria e purtroppo non sono italiani, che voglia fare una contrattazione seria con i sindacati senza subire pressioni politiche, che faccia politiche industriali serie di rilancio.

Tutto il resto è un'operazione di stile elettorale per involgarire lo scontro e abbassare il livello della sfida, dannoso per Alitalia e per chi ci lavora che dovrebbe preferire la serietà francese ad un fallimento.
POLITICA
18 marzo 2008
L'Italia che vota, umori da campagna elettorale

Diciamolo, questa campagna elettorale è sottotono, come se gli attori protagonisti sappiano bene che anche per loro, come per il paese,  la clessidera stia contando gli ultimi istanti per provare a fare qualcosa di utile.
Nessuno ha voglia di fare promesse, perché non c'è nessuna promessa da fare e soprattutto pochi ci crederebbero.
C'è il clima surreale che si sente quando accadono cose serie e si ha paura di dire cose sopra le righe, come raccontare barzellette ad un funerale.
Il petrolio alle stelle fa diventare ricco chi può fare il pieno di benzina senza preoccupazione per la spesa il giorno dopo, la crescita inesistente allontana il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e vanifica la spremitura fiscale che va a compensare un debito pubblico abnorme, ma rende azzardate politiche redistributive.
Chi va a fare la spesa di persona percepisce la caccia all'offerta al supermercato, con pellegrinaggi di madri da un Conad al GS, passando per il Di per Dì, per lesinare l'euro al giorno che moltiplicato per trenta consente a fine mese di pagare la bolletta della luce aumentata a dismisura.
Qui a Napoli la situazione è pesante. Solo il rigore di chi anche in momenti di benessere ha saputo mantenere un contegno di vita morigerato mantiene la baracca e consente ancora di vivere su standard di decoro consoni alla professione svolta e al titolo di studio, ma quanta fatica e quante disuguaglianze.
Le alternative a breve potrebbero essere la rinuncia all'auto, oppure la rinuncia all'adsl, un abbassamento generale delle prospettive di investimento nelle scelte di vita che comincerebbero ad assumere il tono di vere e proprie emigrazioni, con la condizione economica dell'emigrante, non certo della mobilità del giovane laureato.
Tecnicamente il fenomeno si chiama terzomondizzazione, recessione di classi sociali intere, arricchimento di pochi che detengono il potere. Esclusione di ogni possibile ascensore sociale.

L'Italia è ferma alle riforme che non sono mai state fatte dopo il 1993, siamo ancora impantanati in uno Stato dirigista che nel frattempo si è reso promiscuo e succube ai potentati economici, effetto della globalizzazione e di una classe politica men che mediocre.
Serve quel colpo di coda geniale all'italiana che rende possibile le cose impossibili, dopo aver per anni fallito nelle cose semplici, serve una politica che per cinque anni sappia fare gli interessi del paese e basta.


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POLITICA
12 marzo 2008
Il disagio di un voto a destra, Ciarrapico, Ruben
A voce bassa, fra noi, di destra e di sinistra, o un po' radical come il sottoscritto, lo possiamo dire. Chi ha visto un po' di politica attiva sa bene che la svolta di Fiuggi di AN non è servita a traghettare un elettorato su posizioni moderate, dopo averlo cresciuto fino al giorno prima con le gite a Predappio, il saluto romano e tutti i simboli fascisti nelle sezioni di partito. E' servita solo a prendere voti, che prima non avrebbero mai preso, da conservatori borghesi che alla domanda "voti Berlusconi?" non riuscivano a dire sì, per problemi di coscienza, e tendevano a specificare "no, voto Fini, non è la stessa cosa".
Non voglio entrare nel merito del cammino politico di Fini, dettato da mero opportunismo, voglio sottolineare, ancora una volta, perché un liberale, non un conservatore con confusione nozionistica invaghito del termine liberale, non possa votare questa gente.
Per non svegliarsi al mattino e trovarsi come compagno di voto, magari a festeggiare insieme, un tipo che intona  una canzoncina sul Duce, sugli ebrei o sui neri, come sovente può capitare ogni tanto se si frequenta qualche giovane uomo di An, che viene dalla vecchia FdG.
Credere che si cambi quando si hanno convinzioni così radicate è totalmente sbagliato. Non è successo a sinistra, dove il passaggio da PCI a PDI ha portato ad una perdita del 30% dei voti, a voler essere buoni, e dove, quindi, con coerenza, i dissenzienti si sono fatti da parte e hanno intrapreso un cammino autonomo, seppure antistorico.
 Non poteva succedere a destra, dove, molto più che nel PCI, l'indottrinamento sul ventennio è durato fino alla svolta di Fiuggi ufficialmente, e in alcune sezioni anche dopo.
E trovo grotteschi, nelle reazioni, Fiamma Nirestein e Alessandro Ruben perché non sono loro a dover chiedere che cosa ci faccia Ciarrapico nel PdL, ma cosa si aspettavano loro da codeste frequentazioni.
L'una, del resto è una passionaria come Giuliano Ferrara, spesso si trova più a destra dei falchi di Israele, così come Berlusconi ad un certo punto si trovava più in guerra di Bush, a parole, contro l'Iraq ei Talebani. L'altro non si comprende da quale spirito sia assistito, un ebreo, malmenato recentemente da neofascisti, spalla a spalla nelle elezioni con i postfascisti. Cosa diavolo si aspettava, ma seriamente, dico, dove ha vissuto fino ad oggi?
Del resto il "Ciarra" è noto per le sue nostalgie, non ne ha mai fatto mistero ed è un gran burlone, come quando ha cosparso i manifesti di Roma con l'immagine di Fini con il braccio teso a recitare il saluto romano, per irridere le sue conversioni sui mali assoluti della storia. Quindi, tenetevi i vostri giusti compagni di merenda, ma finitela di dire che siete liberali.

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10 marzo 2008
Sospensione a tempo di guarigione
Come un fesso sono riuscito a farmi male quasi da solo la schiena e sto fermo nel letto da tre giorni e in più ho la febbre che stanotte mentre io deliravo è arrivata a 40 .

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5 marzo 2008
Liberalesimo e democrazia
 

Ho scoperto di essere liberale quando al liceo ho studiato Locke e i fratelli Mill ed ho appreso che liberale vuol dire soprattutto tolleranza. Oggi il concetto è molto abusato e spesso si confonde il pensiero liberale con il conservatore e ciò rende l'essere liberali una brutta cosa. Il liberale è tale e basta; quando comincia a credere che tutti debbano essere liberali cessa di esserlo. Oggi vuol dire, sempre secondo me, tollerare tutte le culture esistenti e, posto che siamo in democrazia, creare le condizioni per una convivenza pacifica attraverso la contemperazione di tutti gli interessi, con un 'operazione che tende ad emulsionare l'universale, le regole valide per tutti, dal particolare, ossia quanto di specializzante possiede ciascuna cultura.

Questa condizione per assurdo potrebbe verificarsi anche in un impero, ma essere liberale nel terzo millennio non può prescindere dal riconoscere quei diritti della persona che sono propri delle democrazie di derivazione illuministica e che culminano con l'uguaglianza democrazia-partecipazione; è il consociato che forgia con la sua partecipazione l'ordinamento democratico e poiché è il consociato a dare vita all'ordinamento quest'ultimo non potrà non riconoscere ai singoli quei diritti che caratterizzano l'essere "persona", che sono metagiuridici, giusnaturalisti. Ne consegue che la nostra tradizione è quella di dare vita a democrazie che in ogni caso contengono un minimo comune denominatore di liberalismo, tuttavia, coerentemente con il credo liberale, penso che ciascuna democrazia debba rispettare le peculiarità di un 'altra senza pensare di essere l'unica custode del seme democratico: questo perché ciascun ordinamento è formato da gruppi sociali diversi, con culture e costumi propri, che danno vita a sistemi diversi. In qualcuno si caratterizzerà per la presenza del burka, in altri per i doppio petto, ciò che conta , facendo quell'operazione che va dal particolare all'universale, è che ciascun consociato possa essere rappresentato e considerato per la propria diversità culturale senza che ciò comporti pregiudizi per sè e la propria comunità. In questo modo nello stesso ordinamento potrà essere rispettato chi vuole indossare volontariamente il burka e chi no, purché assieme rispettino il "corpus" dei diritti fondamentali della persona.


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POLITICA
4 marzo 2008
Spigolature da campagna elettorale
L'italiano aveva dimenticato cosa volesse dire una contesa elettorale con il proporzionale puro, con tutti contro tutti, ognuno che parla male dell'altro e reclama la sacra investitura.
Io non l'ho vissuta in pieno, ma solo agli sgoccioli, prima di tangentopoli e poco mi ricordo, ma mi sembra tanto di rivivere quella scena di Fantozzi, credo il secondo tragico Fantozzi, dove il personaggio di Villaggio prende una vera e propria sbornia da competizione elettorale, fino a diventare un pericoloso rivoluzionario comunista  e per poi finire nell'acquario personale del Granduca_figliodiputt_lupmann mega direttore galattico.
Il Cav. è sicuramente sempre quello più spassoso e non per le promesse, perché che intenda rilanciare le grandi opere, lui che in cinque anni ha affidato solo qualche traforo al figlio del suo ministro dei lavori pubblici, Lunardi, di per sè già varrebbe a dargli l'Oscar. Non fosse altro per la convinzione con cui recita la stessa parte da 15 anni.
Ma la comica è stata oggi, quando si è detto pronto al confronto con Veltroni, ma che se fosse al posto di "We can", il motto dell'aspirante Obama nostrano, ne avrebbe paura.
Mi chiedo: perché il nano arcoriano se fosse Veltroni avrebbe paura di sfidarsi, che abbia paura egli per primo di se stesso? Se così è, e la logica non impone nulla di diverso, ci vuole uno psichiatra urgentemente perché l'uomo è afflitto da disturbi della personalità di matrice narcisistica, con tendenze autodistruttive
29 febbraio 2008
Se vince il Cav., cosa mi avvilisce di più...
E' un problema semplicemente di valori, nulla di più. C'è un abisso tra me e lui e spesso tra me e chi lo vota.
Non crede nella legalità e nella necessità dell'osservanza delle leggi in democrazia, (il che equivale a negare lo Stato di diritto), che invece vanno rispettate anche se sono non gradite.
Crede che i condoni servano, mentre sono una sconfitta per lo stato al pari della prescrizione dei reati.
Riprenderà a non sanzionare l'evasione fiscale e ad abbassare le aliquote indiscriminatamente a tutti.
Si ricomincerà ad ascoltare la solita solfa contro la magistratura, delegittimando la funzione e i poveretti che fanno il loro lavoro onestamente e rischiando in proprio.
Si faranno le solite politiche reazionarie in tema di aborto, ricerca scientifica, anticoncezionali.
Si continueranno a premiare gli oligopoli.
Si continueranno ad usare tematiche delicate come l'immigrazione e la microcriminalità per fare voti e aizzare fette di società culturalmente più involute contro altri sans papier della vita.

Queste sono tutte scelte politiche che presuppongono a monte valori che mi indispongono, mi irritano, ragioni che mi hanno spinto ad un voto contro due anni fa e ancora oggi mi portano, nel parlare quotidiano, a indurre gli incerti a non votarlo.



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SOCIETA'
25 febbraio 2008
Famiglia Cristiana, L'avvenire....
 Da battezzato e comunicato non ho difficoltà a manifestare tutti i miei dubbi sul rapporto con la chiesa e le sue "divisioni", in senso militare, per citare Stalin.
Che comincino a sparare a zero sul PD, loro che sono reazionari, che vorrebbero, se potessero, tornare indietro almeno al 1960, me l'aspettavo e non mi dà da pensare più di tanto.
Prima o poi troverò una chiesa calvinista e risolverò i miei problemi di coscienza o forse mi accorgerò di essere ateo, o agnostico, chissà...
Quel che non sopporto sono le "cazzate", oggettivamente tali, e non perché siano solo affermazioni di parte, che ritualmente dobbiamo ascoltare.
Mi riferisco all'affermazione secondo la quale andrebbe censurata la candidatura di Veronesi nel PD, uomo che avrebbe firmato un manifesto dell'eutanasia, con la sua "libera scelta di morire".
Gridiamo a voce alta che far passare Veronesi per uno che fa un manifesto alla morte è una bestemmia laica, lui che ha passato una vita, con ottimi risultati, a ridare la vita ai malati, oltre che la speranza, e che forse per la sua specializzazione ben conosce le soglie di dolore umanamente sopportabili con dignità.
E poi mi devono spiegare i confessionali cattolici integralisti il rapporto con la scienza e la vita.
Se la vita, nel suo inizio e la sua fine, è nella volontà di Dio, sì che è contro la fede cristiana che la scienza impedisca le nuove nascite, con tecniche anticoncezionali, perché pretendono che la scienza tenga in vita persone che la natura, o Dio, invece non ritengono più necessario?
Mi sembra un rapporto  quantomeno singolare.

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22 febbraio 2008
I Radicali e il PD
Quella della Bonino è una scelta che mi aspettavo e che condivido, da elettore virtuale dei Radicali ( virtuale perché di fatto non li ho mai votati per evitare dispersione).
Il PD come lo sta disegnando Walterino è la casa naturale dei Radicali, liberali, laici, riformisti, legalitari, chi è fuori sede caso mai è la Binetti che è poco liberale nelle sue scelte confessionali.

Sono contento perché, come ebbi modo di dire qui, (Ripensare le categorie della politica, postato tempo fa e ripostato pochi giorni fa per la sua attualità e la mia chiaroveggenza) nel Partito Radicale di Scalfariana memoria c'è alla base il nucleo di idee che sarebbe buono per il PD portare avanti per innovare la società italiana e riformare uno stato che vorrebbe essere liberale, ma di fatto è ancora troppo lontano dall'esserlo.

La destra italiana è conservatrice, così come quella americana e inglese, la sinistra moderna di una società a libero mercato è riformista.
La prima difende gli oligopoli e le rendite di posizione, la seconda favorisce la circolazione del denaro e l'efficienza.
Ci stiamo normalizzando, il processo politico avviato è sotto gli occhi di tutti e tra vent'anni lo troveremo nei libri di storia e nei corsi di filosofia politica e il merito è di quel cammino iniziato più di dieci anni fa con l'Ulivo, proseguito con l'Unione, per finire nel PD.
Un processo che ha richiesto i tempi necessari, apparentemente lunghi nell'epoca di Microsoft e dell' I-phone, ma indispensabili per le cose che interessano le umane vicende.

Io sono contento perché benché mi accusassero di "morire democristiano", quando nelle chiacchiere tra amici portavo avanti certe idee, oggi comincio a sentire di aver trovato provvisoriamente una casa politica, che democristiana non è e nella quale, nella sua scrematura migliore, mi ritrovo.



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DIARI
19 febbraio 2008
Non è periodo...
sono come uno dei Barbudos castristi arroccati sulla Sierra Maestra. Sto giocando solo in difesa e questo non fa bene perché non sto vivendo un gran che bene il presente, tra cui si è aggiunto un lutto che mi addolora e mi inquieta.
Servirebbe qualche vittoria, che non abbia il sapore di quelle di Pirro, oppure di un Austerlitz......insomma serve che prima o poi qualcosa si inizi a muovere come dico io, rispetto al senso in cui semino.



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POLITICA
17 febbraio 2008
Il prossimo parlamento
sarà il meno rappresentativo e democratico della repubblica.
Il gioco dei premi di maggioranza, declinato con le soglie percentuali di accesso, manipola il proporzionale e lo rende maggioritario puro, e fin qui quasi nulla da dire.
Se non che, il sistema fatto perché a confrontarsi c'erano due schieramenti ora ne vede diversi altri che saranno rappresentati con molti meno seggi dei voti ottenuti.
Innocentemente faccio una domanda, ma perché non hanno fatto il maggioritario per davvero, almeno evitavamo bisticci e forse alla fine qualcuno governava senza essere ostaggio di nessuno?



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POLITICA
15 febbraio 2008
Popolo delle libertà
Il nano arcoriano lo chiama così. Poi dice a Casini, se vuoi fare coalizione con noi devi rinunciare al simbolo. Ma la libertà non era potere di scegliere?
E poi, che senso ha dire stai con noi con le elezioni, poi dopo ti riprendi il simbolo? Tutto questo per non ammettere che il Cav. ha una coalizione quanto mai variopinta?



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POLITICA
12 febbraio 2008
Ripensare le categorie della politica
 

Un approccio sistematico che si proponga di gettare le basi del futuro partito democratico, ma lo stesso varrebbe per un ipotetico partito repubblicano, passa a mio avviso per un radicale ripensamento delle categorie della politica, passo prodromico dal quale poi orientare i successivi passi, analisi di fatto, enucleazione degli attuali conflitti politici, possibili proposte di un partito democratico.
L'attuale sistema è orientato su due blocchi disomogenei, asetticamente definiti di centro sinistra e centro destra, i quali sembrano al momento l'unica soluzione possibile, nonostante allo stesso tempo suscitino una palese situazione di insoddisfazione alle risposte che la società civile chiede.

In questi blocchi si individuano i resti di quella classe politica il cui profilo ideologico è ancora quello prodotto dal clima socio-economico di fine 1800, inizi 1900, rivisitato con il secondo dopoguerra, sostanzialmente morto con la caduta del muro di Berlino e la cui sopravvivenza forzosa spiega anche la sua totale inadeguatezza. In pratica se la politica di oggi fallisce è perché in sé è già morta.
A conferma del quadro delineato basta osservare come in Parlamento siedano tutti gli eredi dei grandi partiti del secolo scorso, comunisti, socialisti, cattolici, liberal-conservatori, postfascisti, i quali a loro volta erano il prodotto della società dell'industrializzazione, delle catene di montaggio e che a sua volta aveva soppiantato la così detta ripartizione tra destra e sinistra storica, così detta per distinguerla dalla concezione poi in uso nel XX secolo di destra e sinistra.
Ciò che si vuole dire è che nel 1900 nuovi movimenti prodotti dal contesto socio-economico hanno innovato le categorie della politica, secondo quelli che erano i conflitti e le istanze del tempo, che ponevano come questioni la movimentazione dei capitali, la lotta alla rendita, lo sfruttamento della classe operaia, mettendo da parte le vecchie categorie oramai insufficienti a rispondere in modo elastico ed efficace alle citate istanze.

A ben vedere, la situazione attuale non è molto diversa da quella del secolo scorso.
Infatti, la caduta del muro di Berlino, con esso la dissoluzione del Patto di Varsavia e dell'Unione Sovietica, hanno di fatto risolto la dicotomia politica costituita dal socialismo reale e dal libero mercato a favore di quest'ultimo e con ciò hanno sostanzialmente reso inutile ogni sopravvivenza di ideali politici che sono nati e sviluppati per modelli costruiti per la dittatura del proletariato.

Stato assistenziale, stato dirigista, pianificazione, tassazione come strumento di esproprio democratico, non hanno più ragione di essere, eppure ci sono, Rifondazione comunista e PdCi ne sono valide testimonianze.
E' rimasto il libero mercato, con le sue opzioni ideologiche, e quelle e solo quelle vanno esplorate e proproste per offrire soluzioni veramente all'altezza dei problemi attuali.
Le istanze sono mutate.

Il problema non è più riconoscere libertà, ma consentire di esercitarle, non è allungare la vita media delle classi disagiate, ma consentire che gli anziani non siano confinati in casette di cura dove spendere la loro pensione, non è perseguire il criminale in quanto tale, ma combattere le sacche di degrado sociale e culturale.
Non è combattere la proprietà privata, ma fare in modo che il mercato consenta a tutti di accedervi e fare in modo che i beni non ristagnino, combattendo le nuove rendite di posizione, come i liberali facevano con i terreni incolti della nobiltà nella Inghilterra del 1700-1800.
Per fare questo esistono grosso modo due opzione delle quali una è interpretata dalla filosofia di Berlusconi, Tremonti, Martino, una destra conservatrice che sostanzialmente propugna il lassair faire in economia, un welfare che eroga sussidi e non prestazioni, una tolleranza dei monopoli ed oligopoli per sacrificare la mobilità verticale in cambio di una crescita costante.

Dall'altra parte non esiste ancora nulla di definito, se non qualche mente illuminata che propone il recupero dei principi che furono del Partito d'Azione, di Bobbio, che assumono a fondamento il dato che non v'è libertà in concreto riconosciuta che non possa essere di fatto esercitata, che potremmo ascrivere ai liberaldemocratici di matrice statunitense, con la sottile differenza che nelle nostre radici abbiamo l'umanesimo, dato sicuramente arricchente.
Ecco tra queste due basi vanno ripensate le categorie della politica, ma per fare questo è chiaramente necessario che qualcuno se ne faccia carico, perché processi di questo tipo non avvengono in automatico, nè con le facce di sempre, ma è necessario che qualcuno le sviluppi e le proponga per fagocitare le esistenti.




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POLITICA
10 febbraio 2008
Quando si fa politica...., il valore delle idee, il valore del Partito Demcoratico
Fare politica in concreto vuol dire dettare proposte e attuarle in aderenza ad idee di valore.
Quando ciò avviene la società può cambiare in qualunque senso, ma può cambiare.
La dimostrazione è quanto è avvenuto con il PD, che storicamente mette le radici nell'Ulivo, costituendo un punto di arrivo e di partenza.
Rappresenta la fusione dei due più grandi partiti popolari, il PCI e la DC, nella loro vocazione migliore e forse per questo più fragile. Partiti popolari che devono la loro storia ad un DNA ideologico che guarda al futuro come un qualcosa da migliorare e di migliorabile. Il PCI  guardava al sol dell'avvenire, la DC all'attuazione dei valori cristiani in terra per realizzare il messaggio evangelico.
Ora, nell'indefettibile istanza liberale, tipica di una democrazia evoluta, le forze progressiste di questi schieramente sono insieme, unite dai valori di libertà, solidarietà, tolleranza.
E' una proposta di idee, che Veltroni, seppure con dieci anni di ritardo, è chiamato a portare avanti.
E' un qualcosa in cui provare a credere perché è nuovo, perché è politica, perché offre nuovi orizzonti diversi dal qualunquismo strisciante dell'antipolitica, cavalcato da chi invece la politica intende usarla per i propri scopi, allontandando i cittadini.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Anche nel centrodestra si tenta un'operazione di questo tipo, francamente di diverso spessore culturale, dove si mettono insieme ex DC, postfascisti, liberali conservatori laici. Ma in ogni caso è la dimostrazione che per cambiare un assetto politico non occorrono necessariamente leggi maggioritarie, ma sono sufficienti scelte politiche non dettate dai sondaggi, che non guardano al passato, che si assumono la responsabilità di proporre idee.



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POLITICA
5 febbraio 2008
Questo blog....
sta con Veltroni e il Partito democratico.
Un uomo che ha ancora delle aspirazioni, che ha detto di voler andare avanti da solo alle elezioni per portare avanti un progetto che conduca ad una semplificazione dell'orizzonte politico, dimostrando di seguire non la possibilità di arrivare al potere, ma di affermare un'idea nuova.
Molte altre le ragioni, non è mai stato comunista, è sempre stato un democratico all'americana, progressista, ma liberale.
Erano gli anni della disfida con D'Alema e nella Sinistra giovanile, giusto per lo sfizio di perdere, già all'epoca ero con i pochi che votarono la mozione a favore di Veltroni.

Chi vuole cambiare qualcosa oggi deve votare lui, è un po' come il vecchio voto di protesta dato ai Radicali, o come il voto dato al PCI negli anni di pentapartito blindato anche da chi comunista non era, ben sapendo che comunque non avrebbe mai vinto.
E' il voto dato per far capire che siamo stufi di avere quaranta partiti che succhiano soldi, che siamo stufi di subire le decisioni di minoranze dello 0,5 per cento, che siamo stufi di anziani settantenni che pretendono di innovare il paese senza sostituire le menti che dovrebbero fare le innovazioni.



permalink | inviato da uomodellastrada il 5/2/2008 alle 21:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
2 febbraio 2008
Governo di pacificazione.....
Casini, che riesce ad aggiustare il tiro delle proprie dichiarazioni ogni giorno, ha affermato la necessità di un governo di pacificazione dopo le elezioni per fare quello che c'è da fare di importante. Dove pacificazione vuol dire con destra e sinistra.
D'accordo, lo si dice un po' da tutte le parti che ancora hanno un senso di realismo, che le riforme serie si possono fare solo con l'unione delle forze moderate di destra e sinistra, ma allora a cosa serve paralizzare tutto e perdere altri quattro mesi per le nuove elezioni?
Se è vero che la coalizione di centrosinistra era frammentata, tutti i sani di mente ricordano gli ultimi due anni e mezzo di governo Berlusconi, una girandola di veti incrociati tra partiti e partitini, dove in pratica non venne deciso niente, ma si affilavano solo le unghie per il regolamento di conti finale.
Ed ancora, ricordate Fini, a novembre, "la Casa delle libertà non esiste più"....
Ancora, presumibilmente il centro-destra si presenterà alle elezioni come si presentò il centro-sinistra nel 2006, con i partiti in crescita e con essi le bocche fameliche di denari e incarichi. Aggiungiamo a Bossi, il Cav., Fini, Casini, i vari Rotondi, Dini, Mastella, Storace, più le anime ribelli della Cosa Bianca di Baccini e Tabacci, una Mussolini che ora è dentro ora è fuori.....
Se Sparta piange Atene non ride, insomma...

Se così è, non credo che nuove elezioni, con una legge elettorale sospettata di incostituzionalità, poco democratica, sulla quale pende la mannaia del referendum, che premia la frammentarietà e crea legami tossici tra i piccoli e i grandi partiti, in forza del vincolo della coalizione, possa giovare ad un governo di pacificazione, soprattutto se, come è prevedibile, i toni della campagna elettorale saranno ben più violenti di quello che ci immaginiamo.

Per fare quello che c'è da fare, in Italia, servono due-tre anni di politica seria e, come spesso ripeto, calvinista, basta. Dove chi governa dimentica per un po' gli interessi di parte e pensa solo a quello che serve al paese.
Non è idealismo, a questo punto, ma è pragmatismo, altrimenti non v'è via d'uscita.



permalink | inviato da uomodellastrada il 2/2/2008 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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La democrazia è il risultato dell'incontro
dell'arte della politica con lo stato di natura.
Essa è perfetta quando a
ciascuno è
riconosciuta la medesima porzione
di libertà.
Il punto di equilibrio è minato, però,
dalla variabile costituita dall'uomo,
sempre desideroso di accrescere se stesso.
Tocca alla politica risolvere il conflitto,
riportando le forze in equilibrio.
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